Fermati un attimo. Cosa stai facendo?
Non lo so. Cerco di tirare fuori il meglio da quello che faccio.
Oggi voglio fotografare.
Ma con quale logica fotografo, se le mie foto non hanno un sentimento? E qual è il senso dietro ogni mio scatto?

Forse è meglio buttare via questa macchina fotografica. Dopotutto è solo uno strumento che mi tradisce ogni volta che schiaccio quel maledetto pulsante…

E così mi accascio a terra tra la disperazione di non essere mai all’altezza delle mie aspettative. Di non avere un senso o non dare un’anima al frutto del mio lavoro.

All’improvviso mi ritrovo in auto, in cerca di quel sentimento disperso.
Decido di accendere la radio. Nella mia vita, la musica mi ha sempre accompagnato. In ogni momento. Altalenandosi tra momenti alti e momenti bassi in una sorta di “costante variabile”.

Paolo Benvegnù inizia a cantare: con le sue parole sembra scavare dentro la mia anima fino a carpirne quel senso che io, ancora stento a trovare.
Ora mi sento più sollevato, convincendomi che ogni cosa ha il suo respiro, inizio a respirare.
Abbandonandomi alla bellezza dei sentimenti mi ritrovo catapultato in un’altra dimensione, in cui un geniale cantautore, te lo ritrovi dietro al bancone di un bar, come “spillatore” di birre di periferia.
Cosa ci faccio qui? – Questa Birra è per te –
Grazie Paolo!
– Bevi in Fretta, non staremo molto qui a Cagli, giusto il tempo di cantare 4 misere canzoncine –
Ormai perso nella lungimiranza delle parole, lo seguo, lo guardo imbracciare la chitarra e lo sento cantare.

Abbasso gli occhi e tra le mani mi appare lei.
Mia cara fotocamera, adesso, in questo momento, tra queste note, in questa piccola dimensione, abbiamo un senso.
Non è la bellezza soggettiva che mi interessa ma quella oggettiva, quella che ora mi sta emozionando. Allora comincio a scattare.
Sono foto sfocate, storte, a volte mal esposte. Le guardo, riguardo e ne sono quasi soddisfatto…

In uno sbalzo temporale siamo catapultati qualche ora più in là. Forse le 21 o le 22. In una dimensione poco più grande, ma pur sempre con un qualcosa di magico ed intimistico.
Sedie blu, un palco:
Paolo Benvegnù ora è seduto proprio su quel palco, da solo. Sembra doversi concentrare.
Mi guardo intorno per capire dove sono e in un volantino attaccato ad un muro leggo:
“Benvegnu al #CantianoLive” by Alter Erebus
.
Siamo proprio in un’altra dimensione.

Ho ancora la fotocamera tra le mani, questa sera non ne vuol sapere di scattare a colori. Sembra che quell’intimismo debba rimanere tale in modo violentemente acromatico.

Mentre medito sui sentimenti delle mie nuove foto, Paolo inizia a cantare. Di nuovo live, proprio lì a pochi passi.
Credo che siano passate 3 ore o forse 30, non ricordo, Ricordo solo che mi sono sentito sollevato ad ogni canzone, intervallate da applausi e risate. Sarebbe potuto durare ancora e ancora, ma ad un certo punto, Paolo decide che il tempo in quella dimensione, è terminato.
Ricordo un forte abbraccio, seguito da un sonno sereno come non succedeva da molto tempo.

“Hanno tagliato il grano
Ci son rimasto dentro
Impasto pane e sangue senza rendermi conto
Passato lo stupore
Mi rimarrà il disgusto
Di vivere a ogni costo
Senza coglierne il Senso.
Cos’è la vita, se non amarsi?
Cos’è la vita, se non proteggersi?
Cos’è la vita, se non cercarsi sempre?
Cos’è la vita?”
-Paolo Benvegnù-

Grazie mille Paolo per la tua semplice genialità.

Scopri di più della serata: qui

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