Il Baccalà è un pesce particolare!
Dall’odore non proprio gradevole, è entrato di prepotenza nella tradizione culinaria italiana.
Ha una storia tutta sua, in cui la tradizione religiosa si mischia con quella culinaria.

Popolo di Santi Poeti e Navigatori.

Non so se sia andata veramente così, ma leggenda narra che fu proprio un navigatore (veneziano) ad importare il Baccalà in Italia.
Di ritorno dalla Norvegia, dopo un naufragio trovò salvezza in una delle isole a nord del paese.
Venne a contatto con il famoso pesce. Se ne innamorò e capì subito la versatilità dell’alimento.
Infatti la particolarità di questo pesce è la conservazione in ambienti “normali” per lunghi periodi, che sia essiccato con il fumo o conservato sotto sale, questa caratteristica, ha consentito la rapida diffusione in tutto il bel paese, tra le varie classi sociali, nonché le più povere..

Non solo navigatori, ma anche santi…
Uno dei precetti della chiesa cattolica, impone di non mangiare carne nei “giorni di magro” (venerdì e altri giorni proibiti) è tuttavia, consentito mangiare il pesce…
Noi che siamo o eravamo un popolo strettamente legato alla religione e la sacralità dei suoi insegnamenti, avremmo voluto sicuramente rispettare questa imposizione cattolica.
Ma come riuscire a mangiare il pesce, in zone in cui non era possibile reperire pesce fresco o comunque, non poterlo conservare?
La soluzione si trovava proprio nel baccalà, alimento facile da conservare e ottimo “spartitore di cibo” per famiglie numerose.
Ed ecco che via via, comincia a prendere piede in tutto il territorio.

Ma siccome siamo un popolo di Poeti, non solo di versi ma anche nell’anima e così in Cucina, ogni regione, città, o piccolo paesino, ha creato una sua variante culinaria, mischiando tradizione con amore e fantasia.
Così nel corso dei secoli sono nate le migliaia di varianti, a secondo della Regione o area geografica, in cui ci si trova, che ancora oggi cuciniamo.

Noi, in un paesino nel comune di Gubbio in Umbria, lo facciamo alla griglia spennellato di olio con un ramoscello di rosmarino. Oppure come primo con un sugo di pomodori o addirittura in bianco con olio (purché di qualità!).

In Città, a Gubbio, ne esiste una variante chiamata “baccalà alla ceraiola”, preparato e cotto con i fiori di rosmarino, in occasione della festa dei ceri che si svolge il 15 maggio di ogni anno.

E così via… Ogni paese avrà una sua versione con una sua storia. Perché l’Italia è questa, ti fa respirare cultura, tradizione, storia, arte in ogni dove.

Cerchiamo di mantenere viva la nostra identità!

 

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2 commenti

  1. Innanzitutto grazie per averci raccontato la storia, qui a Roma si usa farlo soprattutto a Natale, in umido e fritto.
    Che te lo dico a fare quanto sia buono, già lo sai, guarda lì che bella griglia che hai 🙂

     

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